“Sono qui per restituire la fiducia in sé stessi, nelle proprie capacità, e nelle persone che ci circondano; per tirare fuori le potenzialità che ognuno di noi ha! Sono qui per creare momenti di confronto e supporto per i genitori che si sentono soli e confusi. Insieme troveremo le giuste strategie per affrontare i problemi tipici delle fasi di crescita di un bambino”.
“Chi trova un nonno trova un tesoro”
“Chi trova un nonno trova un tesoro”

“Chi trova un nonno trova un tesoro”

Quando i nonni non vogliono fare i nonni

Cari lettori appassionati, chi di voi non custodisce con tenerezza i ricordi delle giornate passate con i propri nonni? Percepiamo ancora gli odori, i colori, i suoni della casa dei nonni, le loro mani rugose e dolci che ci coccolavano, i loro occhi sbiaditi dal tempo, ma che conservavano ancora uno sguardo così intenso da farti sentire sempre accolto, compreso e amato. Loro sono stati per noi una sicurezza, un porto sicuro a cui tornare, un compagno di giochi e un amico fidato.

I nonni sono stati per generazioni la colonna portante delle famiglie appena nate, che cominciavano a muovere i primi passi sotto lo sguardo attento, e forse un po’ “saputo”, dei nonni. Erano una certezza, una roccia solida su cui la famiglia poteva contare per stare con i bambini, per i pranzi belli e affollati, per un letto pronto all’ultimo minuto…

Nella società di oggi le cose sono molto cambiate. I nuovi nonni non sono presenti come i nostri, e le neo-famiglie si trovano in serie difficoltà organizzative, sono spesso sole e abbandonate al susseguirsi di eventi che si abbattono su di loro con l’arrivo di un figlio.

Mi è stata fatta questa domanda: “Secondo te, perché i nonni di oggi non si sentono nonni abbastanza, o perché danno ma fino a un certo punto?”

I nonni di nuova generazione, come mi piace definirli, nonni 2.0, sono a volte lontani km dai nipoti e quindi effettivamente impossibilitati ad aiutare nel quotidiano (le famiglie ormai si spostano molto di più rispetto a trent’anni fa), sono in alcuni casi troppo anziani per poter badare a bimbi piccoli (pensiamo a quanto si sia alzata l’età media dei neogenitori), in altri casi sono ancora giovani ma  impigliati nel mondo del lavoro che manda le persone in pensione in età molto avanzata rispetto al passato. Oltre a questi impedimenti oggettivi credo che giochino un ruolo importante anche le occasioni di svago in più che oggi ci sono rispetto a ieri, e il senso di liberazione che si prova con la pensione, da responsabilità, scadenze, ritmi frenetici, sia tanto.

Morale della favola i nuovi nonni non intendono rinunciare alla propria indipendenza, così faticosamente riconquistata, per dover occuparsi nuovamente di bambini piccoli, per dover avere di nuovo degli orari, per dover anteporre i propri interessi, desideri, ritmi ad altri.

Il risultato quale è?

Famiglie molto sole, che devolvono più di metà del loro stipendio a completi estranei per occuparsi dei propri figli, mentre, come funambuli, cercano di trovare un equilibrio tra lavoro, famiglia, casa, malanni, babysitter, nido, scuola, … Non neghiamolo, siamo tutti un po’ più soli, più nervosi, più stressati, le preoccupazioni sono tante, e quando i bambini si ammalano praticamente si gioca a tetris per incastrare tutti i pezzi.

Ci tengo a precisare che sono sempre stata pro nido, nonostante stiamo ogni due settimane male, proprio perché non trovo giusto far diventare i nonni dei babysitter, credo che questo li porti a lungo andare a sentirsi in obbligo, costretti, e si finisce per perdere il piacere di stare con i nipoti.

Ma credo anche che in fondo stare con i nipoti sia effettivamente un piacere, non sono come i figli, è un legame diverso, unico, di grande complicità, forse anche di più che con un genitore, è un arricchimento reciproco, fanno sentire i nonni ancora persone speciali, indispensabili, quando la società invece li butta via perché non più utili; tra nonno e nipote avviene una magia, un incontro tra generazioni, un passaggio di testimone, lì la storia si ferma, per un istante, per ripartire più ricca e più forte di prima.

L’essere nonni è un “donare il tempo”, che possiamo declinarlo come “l’infinito del verbo amare”.

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