Non è un paese per biciclette.
Cari lettori appassionati, ho deciso di inaugurare questa Rubrica come spazio di riflessione sul tempo storico in cui stiamo vivendo, sulle vicissitudini che una famiglia si trova ad affrontare nel nostro Paese, sugli aspetti positivi del vivere in Italia e su quelli negativi. Ho pensato di intitolare questi appuntamenti, (che spero siano a cadenza settimanale, ma non so se riuscirò a tenere il ritmo!) “NON E’ UN PAESE PER BICICLETTE”.
Il titolo nasce dall’amore che ho per la bici, è stata mia compagna di avventure fin da piccola sulla strada in cui ho abitato e mi ha dato da subito una grande sensazione di libertà e di autonomia, mi ha permesso di fare amicizie, di giocare, di fare corse mozzafiato per tornare in tempo a casa rispettando l’orario che mia madre mi aveva dato. Crescendo, non l’ho più utilizzata ma mi è rimasta dentro quella voglia di andare in bicicletta! Ecco che durante l’anno della pandemia mio marito mi fa arrivare a casa una bellissima bici vintage color carta da zucchero,l’ho adorata. Ma con grande delusione ho dovuto fare i conti con una cittadina non adatta alle passeggiate in bici, nulla è a misura di bicicletta, rischi di farti investire ad ogni curva, non esistono piste ciclabili, te la rubano in un batter d’occhio ed è impensabile arrivare a lavoro pedalando! E pensare che ho comprato anche il seggiolino per portare il mio piccolo in giro. Ci riuscirò mai??!!

Ed ecco qui l’analogia mi è arrivata subito, questo non è un Paese per biciclette, come non è un Paese a misura di famiglia, sono convinta che si possa fare di meglio per essere più rispettosi dei tempi dei bambini, dei genitori e della vita in quanto tale. Non riesco ad arrendermi al fatto che si debba sempre correre, che il tempo da passare con i propri figli sia pochissimo, che si passi una vita intere a lavorare e a tornare a casa troppo stanchi per godersi ciò che ci circonda.
Insomma di questo e di molto altro vorrei parlare nella mia rubrica: raccogliere testimonianze di persone che non sanno a chi lasciare i propri figli, che sono diventate esperte nel gioco del tetris riuscendo a incastrare orari, impegni, ritmi in modo impensabile, che si dividono tra lavoro, famiglia, nido, babysitter, casa, compagno/a, marito/moglie, … fermiamoci a pensare se tutto questo sia giusto per noi, se questa è la vita che vogliamo vivere e far vivere ai nostri figli. Mi rendo conto che si debba lavorare per vivere, ma non si può vivere per lavorare!
Non so se mi spiego…
Vi voglio raccontare di famiglie che per lavoro sono dovute andare via dall’Italia, di persone che per scelta sono rimaste, di persone che hanno colto nella pandemia l’opportunità di reiventare la propria vita, di persone che con coraggio hanno deciso di invertire il senso di marcia e di inseguire i propri sogni, e di persone che nell’ordinario compiono tutti giorni atti straordinari per la propria famiglia. Insomma di tutte quelle persone che hanno scelto di creare una famiglia nonostante tutto!