“Sono qui per restituire la fiducia in sé stessi, nelle proprie capacità, e nelle persone che ci circondano; per tirare fuori le potenzialità che ognuno di noi ha! Sono qui per creare momenti di confronto e supporto per i genitori che si sentono soli e confusi. Insieme troveremo le giuste strategie per affrontare i problemi tipici delle fasi di crescita di un bambino”.
Wonder Woman (Parte II)
Wonder Woman (Parte II)

Wonder Woman (Parte II)

Quando il lavoro denigra la donna invece di valorizzare i suoi punti di forza.

Cari lettori appassionati, continuo a raccontarvi la storia di M., che da qui diventa una voce fuori dal coro. Fuori dal coro perché lei non rivendica il tempo perduto dopo la gravidanza, non rivendica la sua posizione lavorativa, non rivendica la sua carriera, … ma rivendica il suo sacrosanto diritto di essere madre, di veder crescere sua figlia, di godere dei suoi progressi, di starle accanto invece delegare ad altri la sua educazione. La sua riflessione è profonda, non deve essere la mamma a farsi in quattro per tenersi uno straccio di lavoro, ma dovrebbe essere il mondo del lavoro a modellarsi sulle esigenze delle donne in quanto tali.

“Poi il castello di carte costruito intorno al mio lavoro, fatto di alto senso del dovere e ansie, si è sgretolato di fronte al viso di mia figlia e io mi sono letteralmente lacerata. Tutti hanno professato a gran voce il sacrosanto mio diritto di poter lasciare mia figlia a chiunque perché avrei dovuto riprendere tutto quello che mi spettava, soprattutto il lavoro, dopo ben cinque mesi passati con lei. Qualcuno sottovoce mi ha detto che se invece sentivo questo bisogno strano di stare con lei avrei potuto arrabattarmi un po’ e tanto poi lei si sarebbe abituata a stare senza di me. Ma la prima parte di quei sussurri ha trovato in me un’eco potente ed ecco che ho individuato il bisogno viscerale di passare del tempo con mia figlia. Inutile dire che basta la qualità se tra lavoro e spostamenti il tempo fuori casa è di 11-12 ore. L’ho dovuta comunque iscrivere al nido, mi sono presa altri 4 mesi di maternità facoltativa pagata al 30%, abbiamo fatto l’inserimento che lei aveva 7 mesi: è tutt’ora la più piccolina della sezione piccoli, va al nido dalle 8.30 alle 16.15. Fino al compimento del primo anno ho avuto diritto alle ore di permesso per l’allattamento, dunque ho fatto sei ore, dalle 8 alle 14. Per essere in ufficio alle 8 mi alzo alle 6, ed è mio marito che accompagna nostra figlia al nido, lui attacca tardi ma permette a me di uscire alle 14 e fare in tempo per andarla a prendere.

Io esco da lavoro e vado direttamente al Nido, torniamo a casa insieme verso le 16.45. Così abbiamo modo di abbracciarci, giocare, leggere, ballare, guardare e guardarci. Riesco a portarla al parco, mi hanno chiesto da quanto lavoro per questa famiglia…la mia parte vanitosa vorrebbe pensare che sia perché mi hanno vista giovane, invece temo che fosse perché sia fuori da qualsiasi schema logico che una mamma o un papà (tutti e due troppa grazia) abbiano occasione di portare la propria prole al parco prima delle 19:00, sono tutte babysitter.

Terminato l’allattamento ho chiesto il part time a sei ore (sempre tra le mie mille remore), concesso con un limite, hanno bisogno di un full time. Di nuovo tutti cercano soluzioni per capire a chi lasciare la mia bambina mentre io mi cerco di “riprendermi la vita”. Ma se la mia vita non fosse il lavoro? Se accettassi pacificamente che dopo aver messo al mondo un bambino le cose non possono naturalmente e giustamente tornare a come erano prima? Perché è più accettato e giusto che sacrifichiamo tutto per il lavoro e non per i nostri figli? “Loro crescono e a te non rimane niente, poi a quarant’anni non puoi trovare un altro impiego”. Ma come “a me non rimane niente”? Perché è da fallita investire il cuore sulla mia bambina piuttosto che sulla carriera? Investire nelle relazioni è sempre una perdita, perché vuol dire sacrificarsi senza un possibile ritorno, o meglio senza una monetizzazione effettiva di quello che stai facendo, ma veramente vogliamo dire alle generazioni future che vale la pena fare qualcosa solo quando c’è un compenso?

Io ho chiesto di nuovo il part time a tempo indeterminato, a orario fisso. Non so se verrà accordato. In caso non venga accordato, darò le dimissioni. Non voglio perdere quelle ore con mia figlia. E nonostante abbia chiarissima questa esigenza vitale, mi sento sbagliata agli occhi del mondo. Mi spaventa rinunciare al lavoro, tra l’altro non è che posso permettermi di stare a lungo senza stipendio e infine mi piace pure lavorare. Ma io devo riconoscere la mia realtà e non posso negare una priorità che nasce prepotentemente dall’intimo che è quella di fare del mio meglio per crescere mia figlia e (forse egoisticamente, per carità) penso che per lei sia fondamentale passare del tempo con me.

Farò tornare indietro il femminismo di decenni? Pazienza, purtroppo ci saranno altre mille donne che non molleranno mai la carriera, terrorizzate di finire in fondo a chissà quale lista, di non raggiungere gli obiettivi che i colleghi uomini toccano con troppa facilità. Spaventa anche me. Il ragionamento perverso è che dobbiamo essere come e meglio di loro e quindi ci polverizziamo in questa competizione malata senza comprendere che la conquista sarebbe piegare il mercato alle nostre esigenze, diversissime da quelle degli uomini proprio perché, grande sorpresa, noi donne siamo diverse dagli uomini. Non saremo mai uguali. E quindi corriamo e dobbiamo essere più veloci, mettiamo in pausa tutto in nome della realizzazione lavorativa, grande sogno della donna moderna, compriamo tutti i surrogati possibili per non farci fermare da nulla, famiglia in primis, con questi stipendi che rappresentano la nostra grande indipendenza, ci culliamo nell’illusione che quando saremo sulla vetta potremo finalmente permetterci di fare quello che ci pare (tra cui un figlio a cinquant’anni). Ci ritroveremo in mano qualcosa a quel punto? Ne sarà valsa la pena? Ai posteri l’ardua sentenza”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *